Una delle domande più importanti della filosofia della scienza contemporanea è se l’ordine complesso e funzionale presente nei sistemi biologici sia mero prodotto di processi ciechi e privi di scopo, o se questo ordine possa essere un indizio di razionalità preesistente e di design consapevole. L’articolo presente, sebbene scritto nel quadro della biologia dello sviluppo e della transcriptomica sullo sviluppo delle branchie della carpa argentata, contiene dati e risultati che portano naturalmente indizi interpretabili nel quadro della «creazione intelligente» e, a un livello più profondo, una connessione con il concetto di Dio.
Il primo punto notevole è la precisa coregolazione genetica nel processo di formazione delle branchie. La ricerca mostra che oltre diecimila geni subiscono cambiamenti di espressione in modo temporizzato e a fasi, e questi cambiamenti non sono dispersi, ma concentrati in modo significativo in percorsi specifici come Focal Adhesion, ECM–Receptor Interaction e la segnalazione PI3K–Akt. Questo livello di coordinamento genetico, dal punto di vista della filosofia della biologia, è difficilmente compatibile con un’immagine completamente casuale di cambiamenti molecolari. Ci troviamo di fronte a una rete in cui i componenti hanno senso solo se visti in relazione al tutto; una caratteristica nota nella teoria della creazione intelligente come «complessità organizzata».
Il secondo punto è la transizione direzionale dalla semplicità alla complessità funzionale. Le immagini microscopiche mostrano che le branchie passano da protuberanze semplici e prive di funzione di filtrazione a una rete densa, intrecciata e altamente efficiente. Questa trasformazione non è solo un aumento di complessità, ma un aumento di significato e funzione. In ogni fase, la struttura esistente è sufficiente per i bisogni biologici di quella fase e, allo stesso tempo, fornisce la base per la successiva. Questo fenomeno corrisponde a ciò che i filosofi del design chiamano «continuità mirata delle fasi»; cioè un sistema non solo finalistico, ma il cui percorso verso il fine è anche razionale e ottimale.
Il terzo punto è la cooperazione di famiglie geniche indipendenti per realizzare un obiettivo unico. L’articolo mostra che le famiglie del collagene e dell’integrina aumentano l’espressione in modo coordinato per garantire che la matrice extracellulare, l’adesione cellulare e la migrazione cellulare avvengano correttamente. Questo tipo di sinergia tra componenti che da soli non hanno una funzione completa è un esempio chiaro di ciò che nella letteratura della creazione intelligente è chiamato «sistemi interdipendenti». Tali sistemi hanno senso solo quando tutte le parti sono attivate insieme e nel momento giusto; una situazione che il puro caso incontra con serie difficoltà per spiegare.
Il quarto punto è il legame diretto tra gene, struttura, funzione ed ecologia. Gli autori dell’articolo affermano esplicitamente che i loro risultati stabiliscono una connessione fondamentale tra biologia dello sviluppo, evoluzione ed ecologia. Questa affermazione va oltre una descrizione scientifica e contiene un messaggio filosofico: la natura biologica non è un insieme di strati indipendenti, ma un tutto coerente e significativo. Nella teologia naturale, tale coerenza è spesso interpretata come segno di una «razionalità olistica» o «saggezza organizzatrice».
Dal punto di vista teologico, se consideriamo Dio non come un interventore sporadico, ma come fondatore delle leggi, delle informazioni e delle capacità biologiche, i risultati di questo articolo sono pienamente compatibili con tale immagine. In questo quadro, Dio non sostituisce direttamente la spiegazione scientifica, ma rende possibile l’ordine scientifico. Le leggi molecolari, i percorsi di segnalazione e la capacità di auto-organizzazione cellulare possono tutti essere intesi come manifestazioni di una razionalità più profonda.
In conclusione si può dire che questa ricerca, sebbene in apparenza uno studio specialistico sulle branchie di un pesce, nella sua profondità presenta un’immagine della biologia come sistema significativo, orientato a uno scopo e coordinato. Tale immagine non è una prova empirica di Dio né una negazione della scienza evolutiva, ma pone seriamente la domanda se la migliore spiegazione finale per tale ordine sia solo il caso cieco e la necessità, o una ragione e saggezza che trascende la materia. Qui la scienza, senza superare i suoi confini, raggiunge la soglia della teologia.

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